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 Redazione di Bari
 

Diego Perrone/Sussi e Biribissi/Sculture e Disegni - APERTURA STRAORDINARIA A FERRAGOSTO IN SPAZIO MURAT A BARI

12/08/2017

DIEGO PERRONE, Sussi e Biribissi - Sculture e disegni
FERRAGOSTO, APERTURA STRAORDINARIA DI SPAZIO MURAT

Spazio Murat, Piazza del Ferrarese,
Bari 14 luglio – 10 settembre 2017

Spazio Murat resta aperto anche a Ferragosto. Dalle 11 alle 20 i cittadini e i turisti potranno ammirare le opere dell'artista astigiano esposte dal 14 luglio a Bari per la prima volta al Sud Italia. Aperto anche il Puglia Design Store dove si trovano opere in vendita degli artigiani pugliesi selezionati per lo spazio.

Il Polo per l’arte e la cultura contemporanea di Bari, fortemente voluto dal Comune e diretto da Massimo Torrigiani, realizza il suo secondo progetto espositivo con una mostra dedicata al lavoro più recente di Diego Perrone (Asti, 1970), tra gli artisti italiani più significativi e seguiti sulla scena dell’arte contemporanea internazionale.
Inserendosi nella fase germinale del nascente rapporto tra Polo, territorio e mondo dell’arte, la mostra di Perrone – la prima in un’istituzione pubblica del Sud Italia – persegue l’obiettivo di inserire il progetto barese nella geografia delle istituzioni culturali in Italia e all’estero. L’opera dell’artista infatti, interpreta e amplifica temi di cruciale importanza, non solo per le arti visive, quali il legame con i luoghi delle proprie origini, il rapporto con le eredità culturali e materiali, e le loro metamorfosi, attraverso idee e tecniche nuove. E una abbondante dose di ironia.
Sussi e Biribissi sarà aperta al pubblico anche a Ferragosto dalle ore 11 alle ore 20.

LA MOSTRA
La visione e la poetica di Diego Perrone sono radicate nel fascino particolare e misterioso della vita di provincia. La vita rurale e l’intimorente e nebbioso paesaggio in cui, tra le colline natali dell’artista, sono disseminate piccole ville brutaliste, sono per Perrone l'epicentro di tutte le sue nevrosi. L’artista sfida queste psicotiche, ma a quanto pare impeccabili, esistenze in punta di piedi, dentro
e fuori uno stato di intontimento surreale abitato da macchine agricole, pesci e forme inquietanti.
In questa mostra, l’artista presenta una nuova serie di disegni a biro su carta e soprattutto sculture in vetro, che continuano la ricerca che negli ultimi anni lo ha portato a sperimentare senza sosta
i processi di fusione di questo materiale. Con questi lavori Perrone sfida la nozione borghese
di ordinarietà, giocando con i sentimenti di familiare e non familiare, personale e impersonale, affrontando la sensazione, a volte calmante a volte opprimente, di vuoto. Allo stesso modo, con la riproduzione di All bands di Sol LeWitt, esposta sul pavimento dello spazio espositivo, l’artista instaura un dialogo insolito tra le sue opere e il luogo, omaggiandone l’identità e la storia.
Le opere fondono paesaggi mentali, siano essi reali o immaginari, di origine duplice e differente:
il trattore, archetipo della vita di campagna e della relazione ancestrale che l’uomo intrattiene con
il suolo, fertile e vitale; e il pesce, immerso in un’esistenza liquida e ovattata, come il suono sott’acqua, sensibile alle vibrazioni e ai riverberi della luce, ma incapace di distinguere con nitidezza ciò che gli si muove davanti.
L’orecchio, presenza costante nella simbologia dell’opera di Perrone sin dagli esordi, è una cavità dove pieno e vuoto si alternano continuamente, la soglia di accesso che consente di sprofondare, dal mondo esterno, in un tempo e uno spazio rarefatti e in continua evoluzione. Il canale uditivo ci trasporta dalla forma anatomica del cranio ai confini sfumati della mente, il luogo dove si forma e custodisce il pensiero umano, imprevedibile e sfuggente.
Sussi e Biribissi, il titolo della mostra, si riferisce all’omonimo romanzo per ragazzi del 1902 di Nipote Collodi – pseudonimo di Paolo Lorenzini, nipote, appunto, del più celebre zio Carlo. Il libro racconta le vicende di due ragazzini che, affascinati dal Viaggio al centro della terra di Jules Verne (1864), decidono di intraprendere a loro volta la gloriosa impresa. Per addentrarsi nel sottosuolo, però, scelgono la via della fognatura di una fantomatica città italiana: calandosi nel buco per il centro i due iniziano un viaggio che li trasformerà profondamente nell’aspetto e nel comportamento. Moccolotti alla mano, vivande frugali e un gatto parlante per compagno, dalla fogna i due passano alla cantina
di un convento e da lì al manicomio, incontrando talpe e topi, frati indignati, guardie inflessibili
e bisbetiche megere. Un’escursione leggera e appassionante nei meandri più profondi della cultura popolare italiana, e del nostro esserne parte.

Sono frammenti di pensieri i tre disegni esposti, prodotti appositamente per la mostra di Bari. Realizzati con una semplice penna biro rossa, sono frutto di un gesto ossessivo e meticoloso, intricati fili di capelli in cui ritroviamo quelle stesse tracce delle campagne astigiane e gli abissi sottomarini che compongono l’universo visionario dell’artista.
Al confine tra oggetti di design e visioni distorte dell’anatomia umana, le imponenti sculture sono realizzate con una tecnica antica e insolita, la fusione del vetro. Un materiale per sua natura rigido e pesante, trasformato nel processo in materia vischiosa. Grandi quantità di vetro fuso vengono colate in un calco di gesso posto successivamente in forni ad alta temperatura, nei quali il materiale subisce un lento processo di raffreddamento – fino a sei settimane – necessario a evitarne la frantumazione.
Pure nella loro monumentalità, le opere in vetro di Perrone somigliano più a ologrammi che a statue, a schermi più che a rilievi. Bucano lo spazio, più che riempirlo. Si discostano, infatti, dai tratti distintivi della scultura – l’alternanza di chiari e scuri, la presenza tangibile della massa, la fisicità plastica dell’oggetto e la sua essenza figurativa – per assumere le sembianze di immagini, ambigue visioni pittoriche e immersive. Nell’osservarle, queste si trasformano e rigenerano continuamente, mutando anche di significato. Ogni scultura è costituita da un unico blocco di materia, e ciascuna si mostra nel pieno della sua nudità fisica ed espressiva.
I colori all’interno delle sculture, ottenuti tramite miscele di minerali e ossidi infusi di pigmenti sciolti nel vetro, sono nuvole dai contorni indefiniti che filtrano attraverso la superficie traslucida del materiale, in modo incontrollato e imprevedibile. Il processo di realizzazione dell’opera, la sua natura spesso collaborativa – le sperimentazioni qui presentate sono l’evoluzione di una collaborazione con l’azienda Vetroricerca Glass & Modern di Bolzano – è tra gli elementi più significativi della produzione di Perrone: variabili, errori e imprevisti sono parte integrante della concezione stessa dell’opera e sottolineano l’importanza che l’artista conferisce al materiale. È lui, con le sue potenzialità e i suoi limiti, a dettare le regole del gioco. Una sfida per l’artista, spinto a ricercare soluzioni nuove a problemi nuovi, ad applicare metodologie note per inventarne di diverse, a ricercare nelle più recenti tecnologie possibilità e direzioni altre per dare forma alla sua visione. A osservare, attraverso il fascino della scoperta, ma anche la frustrazione del compromesso e del fallimento, come la materia diventa arte.
La mostra si completa con la pubblicazione di un libro d’artista, il primo di una serie che verrà realizzata dal Polo, concepito da Perrone, che lo ha disegnato insieme all’artista grafico Tommaso Garner. Pubblicato in italiano e inglese, con un contributo critico di Barbara Casavecchia e una conversazione tra Perrone e la curatrice e storica dell’arte Florence Derieux, il volume approfondisce la produzione di sculture in vetro dell’artista, avviata nel 2011, ed è il primo a coprire in modo esaustivo il lavoro di un artista italiano tra i più seguiti della scena internazionale.
Il periodo di apertura della mostra prevede due incontri pubblici con curatori e critici per esplorare il lavoro di Perrone nel contesto della scena artistica nella quale è nato e si è sviluppato, e un inedito laboratorio per bambini condotto dall’artista. Un contributo alla geografia attuale dell’arte in Italia,
e al disegno del progetto del nascente Polo per l’arte e la cultura contemporanea di Bari.
Il coordinamento e la produzione della mostra sono a cura di Spazio Murat.
Si ringrazia la galleria Massimo De Carlo, Milan/London/Hong Kong per la collaborazione.

IL LIBRO
Titolo: Diego Perrone. Sculture di vetro 2011 2017
Progetto grafico: Tommaso Garner
Testi: Barbara Casavecchia e una conversazione tra Florence Derieux e Diego Perrone
Pubblicato da: Comune di Bari
Edizione: 300 copie, italiano e inglese
Due volumi inseriti in una busta in PVC. Formato chiuso: 279x390 mm

BIOGRAFIA DELL’ARTISTA
DIEGO PERRONE è nato ad Asti nel 1970 e lavora e vive a Milano. Le sue mostre personali includono: Herbivorous Carnivorous, Massimo De Carlo, Milano (2017); Self-portrait, Casey Kaplan, New York (2017); Void-Cinema-Congress-Death, Massimo De Carlo, Londra (2014); Scultura che non sia conchiglia non canta, Casey Kaplan Gallery, New York (2013); Il Servo Astuto, Museion, Bolzano (2013); La mamma di Boccioni in ambulanza e la fusione della campana, CAPC Musèe d’Art Contemporain, Bordeaux (2007); Totò nudo e la fusione della campana, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino (2005). Il suo lavoro è stato esposto in istituzioni prestigiose: Curated by (?), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino (2016); Ennesima. Una mostra di sette mostre sull'arte italiana, Triennale di Milano, Milano (2015); Nathalie Djurberg & Diego Perrone, Whitechapel Gallery, Londra (2008); After Nature, New Museum, New York (2008); The Shapes of Space, Solomon R. Guggenheim Museum, New York (2007); Perspectif Cinema 2003-2004, screenings, Centre Georges Pompidou, Parigi (2004); Animations, P.S.1 Contemporary Art Center, New York (2001). Diego Perrone ha partecipato alla 53esima Biennale di Venezia - Il Palazzo Enciclopedico, (2013), e alla 50esima Biennale di Venezia - sezione La Zona (2003), entrambe a cura di Massimiliano Gioni.

IL POLO PER L’ARTE E LA CULTURA CONTEMPORANEA DEL COMUNE DI BARI
Il Polo per l’arte e la cultura contemporanea del Comune di Bari si propone di esplorare i diversi linguaggi delle arti visive, performative e musicali, la cultura del progetto e le loro relazioni con altri ambiti di ricerca, umanistica e scientifica, attraverso attività espositive, sceniche, didattiche, ludiche, di intrattenimento e di produzione culturale. Con particolare, ma non esclusiva attenzione ai rapporti tra locale e globale, tra arte, design e territorio; e con lo sguardo rivolto alla cultura
di Bari e della Puglia dal dopoguerra a oggi nella più ampia geografia culturale dell’Europa e del Mediterraneo.

IL DIRETTORE ARTISTICO DEL POLO PER L’ARTE E LA CULTURA CONTEMPORANEA
MASSIMO TORRIGIANI è membro del comitato curatoriale del Teatro dell’Arte della Triennale di Milano. Dal 2013-16 ha presieduto il comitato scientifico del PAC, spazio espositivo di arte contemporanea del Comune di Milano, e dal 2014 è direttore creativo di Art In The City Shanghai, un festival dedicato alla nuova scena creativa in Cina. È inoltre direttore artistico di Capo d’Arte, ciclo di mostre a Gagliano del Capo (Lecce), per cui ha prodotto personali di Yang Fudong, Soundwalk Collective e Shilpa Gupta. Dal 2009 co-dirige le attività di Fantom, un progetto curatoriale ed editoriale dedicato a fotografia e suono. Dal 2010-12 ha diretto la fiera d’arte contemporanea di Shanghai. Vive a Milano, dove ha sede Boiler Corporation, l’agenzia creativa che ha co-fondato nel 2001 per pubblicare la rivista internazionale d’arte Boiler (2001-05).

 

 
 

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