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 Redazione di Bari
 

STATO DI FAMIGLIA, Fp Cgil Lecce approfondisce il tema della genitorialità partendo dal Disegno di Legge Pillon

08/11/2018

Assemblea pubblica a Lecce il 9 novembre alle 17 nell’Open Space di P.za Sant’Oronzo


La FP CGIL Lecce, in collaborazione con CGIL Lecce e Coordinamento Donne Cgil Lecce, ha convocato un’Assemblea Pubblica per domani, venerdì 9 novembre alle ore 17 a Lecce nell’Open Space di Piazza Sant’Oronzo. Il titolo dell’Assemblea Pubblica è «Stato di Famiglia. Tra genitorialità prescritta e relazione responsabile. Approfondimento critico a partire dal Decreto Pillon». L’assemblea prepara la manifestazione nazionale del 10 novembre, che a Lecce prevede un presidio davanti all’ingresso della Prefettura (sabato alle 9.30) organizzato da Cgil, Uil, Anpi e Arci per contestare il disegno di legge Pillon.

All’incontro di venerdì, che riavvia il percorso progettuale “Io Dentro Io Fuori” sulle politiche di genere, interverranno: Simona Guido avvocata e mediatrice, Maira Casulli avvocata di Donne in Rete contro la violenza (D.i.Re.), Enza Miceli operatrice Centro Antiviolenza. Coordinerà i lavori Graziella Lupo Pendinelli, consulente filosofica.

«La visione di società, così come viene ridisegnata dal sedicente “governo del cambiamento” e dalla nuova classe politica, diventa altrettanto evidente nei provvedimenti e nelle anticipazioni sulle questioni delle politiche di genere e della differenza», dice Fiorella Fischetti, segretaria generale della Fp-Cgil Lecce e responsabile del Coordinamento Donne della Cgil Lecce. «Il ddl Pillon detta norme inaccettabili su affido condiviso, mantenimento e garanzia di bigenitorialità: una proposta maschilista, con un’idea di famiglia patriarcale. È evidente un preconcetto basato su una falsificazione della realtà, perché parte dall'assunto di un’uguaglianza economica tra uomini e donne che in questo Paese non esiste. L’impianto del ddl ignora inoltre il costante squilibrio di potere e di accesso alle risorse, proponendo un’equiparazione tra i genitori, il doppio domicilio dei minori, l’eliminazione dell’assegno di mantenimento, dando per scontate disponibilità economiche molto spesso impossibili da garantire per le donne».

 

 
 

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