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 Redazione di Bari
 
Immagine: © Fabio Lovino

9 febbraio - Riccardo Sinigallia in concerto a Lecce per Sud Est indipendente

09/02/2019

purtroppo è stato rinviato a data da destinarsi, per motivi tecnici indipendenti dalla volontà dell’artista, il concerto di Riccardo Sinigallia in programma per sabato 9 febbraio ,rientrava nell’ambito di Waiting for Sei, rassegna che accompagnerà il pubblico in attesa del Sud Est Indipendente, festival firmato da CoolClub con la direzione artistica di Cesare Liaci. Per info sul rimborso dei biglietti già acquistati info@coolclub.it – 3331803375.





Sabato 9 febbraio (ore 22 - ingresso 15 euro + dp) alle Officine Cantelmo di Lecce con il concerto del cantautore romano Riccardo Sinigallia prosegue Waiting for SEI. Durante il corso dell'inverno e della primavera la rassegna accompagnerà il pubblico in attesa del Sud Est Indipendente, festival firmato da CoolClub con la direzione artistica di Cesare Liaci, sostenuto dalla Regione Puglia (Avviso pubblico per lo Spettacolo e le Attività culturali FSC 2014-2020 - Patto per la Puglia), dal Fus - Fondo Unico per lo spettacolo del Mibac e da altri partner pubblici e privati. Prosegue, infatti, il “Ciao Cuore tour”, la nuova tournée di Sinigallia che, dopo aver fatto registrare il tutto esaurito a Bologna e Milano, farà tappa anche all’Officina degli Esordi di Bari (8 febbraio). Nella data leccese, in apertura, il cantautore brindisino Vincenzo Maggiore che presenterà alcuni brani del suo ultimo album “Da che mondo è mondo…”.

Info 3331803375 - info@seifestival.it. Prevendite su vivaticket.

Il concerto sarà l’occasione per ripercorrere dal vivo i successi più amati di Riccardo Sinigallia - brani indimenticabili come “Amici nel tempo”, “Se potessi incontrarti ancora”, “La descrizione di un attimo” - e presentare le canzoni di “Ciao Cuore”, l’album pubblicato a settembre (Sugar) e appena eletto miglior disco del 2018 dai 120 giornalisti che hanno votato per il ‘Top 2018’, il referendum sui migliori album italiani del 2018 promosso dal ‘Forum del giornalismo musicale’ al MEI di Faenza (RA), e dall’AGIMP, la neonata Associazione dei Giornalisti e critici Italiani di Musica legata ai linguaggi Popolari. In scaletta, tra i brani del nuovo lavoro, “Ciao cuore”, il singolo che dà il titolo al disco e che ne ha anticipato l’uscita, e “Niente mi fa come mi fai tu”, nuovo estratto in rotazione radiofonica e il cui videoclip è online. Il nuovo singolo testimonia il lato autobiografico di “Ciao Cuore” e l’amore per la compagna di una vita, Laura Arzilli, co-produttrice del disco. “Impossibile trovare una sostanza, una passione, un interesse, una necessità più effettiva e determinante di una persona con cui si stabilisce una fusione fisica e spirituale” racconta Riccardo Sinigallia “Io e Laura ad un certo punto ci siamo accorti di essere un organismo unico. Niente per me è stato mai così importante”. Sinigallia (chitarra, piano e voce), sarà accompagnato sul palco da Andrea Pesce alle tastiere, Ivo Parlati alla batteria, Laura Arzilli al basso e cori e Francesco Valente alla chitarra: un live in cui l’artista romano accompagnerà ancora una volta il proprio pubblico alla scoperta di quei tratti sonori che hanno lasciato impronte riconoscibili nel cantautorato contemporaneo italiano. Il tour è una produzione Massimo Levantini per Baobab Music & Ethics (www.baobabmusic.it). RTL 102.5 è la radio ufficiale del “Ciao cuore tour”. Riccardo Sinigallia, insieme al fratello Daniele, da sempre è dedito alla ricerca musicale e all’approfondimento del rapporto con le parole. Co-firma e produce alcuni successi della recente storia musicale italiana come “Due destini” e “La descrizione di un attimo” per i Tiromancino, “Vento d’estate” e “Lasciarsi un giorno a Roma” di Niccolò Fabi o “Cara Valentina” per Max Gazzè, o come l’album “Non erano fiori” di Coez, contribuendo significativamente alla popolarità della scena romana dagli anni ’90 fino ad oggi. Si è anche occupato della composizione di colonne sonore per film e documentari come, per esempio, “Paz!” e “I mille giorni di mafia capitale”. Dall’ultimo album di inediti “Per Tutti”, Riccardo Sinigallia si è dedicato a diverse produzioni, tra cui “La Fine dei Vent’anni” di Motta e “Botanica”, il secondo progetto discografico dei Deproducers, collettivo musicale di cui fa parte insieme a Vittorio Cosma, Gianni Maroccolo e Max Casacci. “Ciao Cuore”, nuovo lavoro discografico, è un disco di relazioni dirette. Ogni canzone diventa un personaggio e ogni personaggio ha una storia da raccontare. È un volo tra l’immaginario e la realtà immediata di Riccardo Sinigallia. Ci si muove nei quadri in cui le storie e le impressioni si intrecciano e si lasciano spiare, accompagnati da suoni puri ed editing decisi. Il continuo mettersi in gioco, la minuziosa ricerca musicale nei più svariati campi e la sua profonda sensibilità artistica, si riversano in “Ciao Cuore”.





RICCARDO SINIGALLIA
“CIAO CUORE”

Ascoltare un disco e ritrovarsi a frugare tra i ricordi, a sorridere, riflettere, provare rabbia, nostalgia, a piangere, sospirare. «Ciao cuore» è il nuovo album di Riccardo Sinigallia ed è questo l’effetto che sortisce: fa sentire la vita in modo viscerale, perché la racconta mirando proprio lì, al cuore del titolo. «A Roma “ciao cuore” -o meglio "ciao core"- si dice quando ci si saluta e con una punta di cinismo e di ironia si vuole comunicare l’idea che ciò che serviva dire lo si è detto», spiega il cantautore romano. Il quale, a partire da quell’espressione idiomatica, a distanza di quattro anni dal precedente lavoro «Per tutti», torna sulle scene con un disco profondo, intenso, sanguigno, intriso di malinconia, ma anche di rabbia e passionalità, perché i colori dell’esistere sono distinguibili solo razionalmente e la musica di Sinigallia non è ragione: è arte che affonda le mani nei sentimenti e li fa emergere.

Non è un caso che questo suo quarto album si apra con un tappeto di suoni da cui, d’un tratto, come da un universo sotterraneo, affiorano voce e pianoforte. «So delle cose che so / e non ti posso spiegare / perché non esistono tutte le parole / esistono solo il tempo e la distanza / tra ciò che io so e tu dovrai», recita la prima traccia. Pochi versi scritti dal poeta Franco Buffoni, che Riccardo ha «letto su Facebook e sentito il bisogno di musicare». Un’introduzione perfetta, dal finale sospeso. L’inizio di un viaggio che di brano in brano conduce l’ascoltatore nelle storie di vari personaggi, in stanze dalle porte socchiuse dove si muovono uomini, donne, bambini, ragazzini, padri, madri, amanti, bambinaie, lavoratori. Sinigallia spia oltre le serrature, ma è uno spiare dentro di sé e nella sua biografia, il suo, quasi fosse un sub che dopo un’immersione risale in superficie e comincia a parlare. Ciò che ne scaturisce è un racconto in cui parole e suoni hanno lo stesso peso, si sorreggono, si rincorrono, si valorizzano a vicenda. «Più che il testo in sé, più che la musica in sé, ciò che mi appassiona è il gioco che accade nella relazione tra i due», dice lui, cantautore, polistrumentista, produttore che ancora una volta ci consegna un disco in cui non c’è nota, suono o melodia che non porti il suo marchio inconfondibile.

«Ciao cuore» è l’ennesima conferma che Riccardo Sinigallia è un artista completo, con una sua identità, un suo carattere, una sua personalità, una sua poetica, un suo stile unico. Qualità preziose sviluppate attraverso un percorso di ricerca e sperimentazione portato avanti sin dagli esordi anche come co-autore e produttore: nessuno può negare la riconoscibilissima impronta «sinigalliana» insita in successi co-firmati dal cantautore romano e diventati degli evergreen della musica italiana quali «La descrizione di un attimo», con i Tiromancino, «Quelli che benpensano», con Frankie Hi-Nrg, «Lasciarsi un giorno a Roma» di Niccolò Fabi, «Cara Valentina» di Max Gazzè, «Vento d’estate» di Fabi-Gazzè. Senza dimenticare gli album «Non erano fiori» di Coez e «La fine dei vent’anni» di Motta, le colonne sonore composte per film e documentari - da «Paz!» di Renato De Maria a «I mille giorni di Mafia Capitale» di Claudio Canepari - e l’affascinante progetto Deproducers, al fianco di Vittorio Cosma, Gianni Maroccolo e Max Casacci.

Ora tocca nuovamente alle sue canzoni ed è il momento della massima libertà. La libertà che in questo suo nuovo disco Sinigallia si concede quando stravolge la forma classica della canzone per tornare nei ranghi un attimo dopo. Quando passa da una ballata al pianoforte a un ritmo funk che sa di anni Settanta, da un’irruzione di psichedelia rock non priva di oscurità alla delicatezza di una chitarra appena sfiorata o a un’apertura melodica intrinsecamente pop. Quando dona calore all’elettronica e ai sintetizzatori, quando si diverte a giocare con percussioni provenienti da lontano come zabumba e kenkeni o a salire improvvisamente di un’ottava con un ritornello cantato in falsetto per dar vita a un picco emotivo contagioso. In «Ciao cuore» queste soluzioni compositive si intrecciano senza limiti preconfezionati, perché non c’è un confine, non c’è un genere cui appartenere, non c’è una ricetta da rispettare, non c’è una rincorsa verso ciò che funziona, c’è solo la lealtà nei confronti di un’onestà artistica considerata sacra. «Sono un grande fan della tradizione cantautorale italiana - spiega Sinigallia -, però sento molto il peso delle formule musicali e produttive che quella tradizione ci ha proposto e continua a proporci: amo spezzare la monotonia, mi interessa testare le infinite potenzialità che una canzone può avere e questo senza mai eliminare del tutto la serendipità, la scoperta casuale di un passaggio magari imperfetto, ma che all’ascolto ti smuove qualcosa dentro».

La stessa attitudine guida la scelta delle parole: «Ciao cuore» è un disco di storie, ma non presenta una narrazione lineare; i testi si aprono a più interpretazioni, sfuggono il didascalismo, non descrivono dettagliatamente, semmai suggeriscono, evocano, tratteggiano suggestioni in bilico tra realtà e immaginazione. Eppure il cuore del titolo si percepisce in modo sostanziale: è là che batte, dentro ogni parola, ogni strofa, ogni ritornello. «Torneranno i mostri per cercarci e balleremo insieme», canta Sinigallia nella title track, singolo di lancio dell’album, e all'improvviso eccoci lì, in quel suo mondo fatto di demoni e virtù che è pure il nostro, perché è l’umanità stratificata e multiforme che ci accomuna tutti la materia prima della sua scrittura. Poi certo, c’è il lato autobiografico. C’è l’amore per la compagna di una vita, Laura Arzilli, co-produttrice del disco («Niente mi fa come mi fai tu»). C’è il ricordo di Dudù, la tata di Capo Verde - e qui lo spunto per una riflessione di stampo sociale è forte - cui Riccardo deve la scoperta della gioia del gioco, del ballo, della creatività («Dudù»). C’è la gratitudine verso i backliner, i tecnici di palco così necessari alla riuscita di qualsivoglia concerto da spingerlo a scrivere un inno per loro che è anche un inno alla resistenza «partigiana» di ogni outsider («Backliner»). C’è la sensualità («Bella quando vuoi»). C’è il ritratto audacemente schietto di una femminilità frivola che attrae il corpo per gli stessi motivi per cui respinge la mente («Le donne di destra»). Ci sono la tristezza, la rabbia e la disillusione che il pensiero della morte del giovane Federico Aldrovandi provoca nell’animo di chiunque stia dalla parte della giustizia («Che male c’è», scritta a partire da una lettera dell’attore Valerio Mastandrea).

L’album si chiude con «A cuor leggero», brano che, dopo essere stato candidato ai David di Donatello come tema del film «Non essere cattivo» di Claudio Caligari, recupera la sua dimensione originaria di canzone che invita ad abbracciarsi e a stringersi accantonando i pensieri, le preoccupazioni e soprattutto le paure, l’insicurezza, le inutili formalità, per permettere alle emozioni di fluire. Qualcosa di cui in quest’epoca c’è un bisogno estremo e che la musica può favorire, quando è vera.

 

 
 

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