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 Redazione di Bari
 

5 6 ottobre - l'ANONIMA GR (nella sua formazione originale) con "La bedda chembagnì" - Teatro Forma - Bari

05/10/2019

L'Anonima GR festeggia i suoi 45 anni di vita con una straordinaria "reunion". Torna a teatro il primo storico successo del Collettivo. E in digital download anche il loro primo disco rimasterizzato.

LA BBEDDA CHEMBAGNÌ

con

Dante Marmone, Tiziana Schiavarelli, Pinuccio Sinisi, Nicola Traversa (testi, musiche e regia del Collettivo)

TEATRO FORMA
Bari

Sabato 5 ottobre (ore 21)
Domenica 6 ottobre (ore 19)

Repliche di ottobre: 12-13, 19-20, 26-27. E poi 1, 2 e 3 novembre.




Sabato 5 ottore (alle 21) e domenica 6 (alle 19), al Teatro Forma di Bari (Via Fanelli 226/1), torna in scena l'Anonima G. R. con il suo primo, indimenticabile spettacolo, «La Bbedda Chembagnì», scritto nel 1974. Per l'occasione la compagnia si riunirà nella storica formazione, composta da Dante Marmone, Tiziana Schiavarelli, Pinuccio Sinisi e Nicola Traversa. Testi, regia e musiche sono del Collettivo. Lo spettacolo sarà replicato a ottobre nei successivi weekend: 12-13, 19-20, 26-27. Più altre tre date a novembre: 1,2 e 3. Biglietti in vendita al botteghino del teatro e su vivaticket.it. Infotel: 080.501.81.61.
La pièce è un insieme di quadri teatrali, scenette e canzoni che raccontano la vita della gente semplice dei quartieri più periferici della città, gente quasi borderline, sempre in tensione su come sbarcare il lunario, o cercare di uscire dal proprio complesso di inferiorità, alla continua ricerca di una vita migliore. Il tutto raccontata con una comicità alle volte quasi disperata, ma che attraverso l’ironia popolare diventa un momento liberatorio. “La Bbedda Chembagnì”, quindi, è riproposto dopo quarantacinque anni con gli stessi attori, che da giovincelli sono divenute persone mature che si confrontano con le loro origini, come in un viaggio a ritroso nel tempo per capire cosa si è fatto e cosa si è diventati artisticamente, oggi.
Per l'occasione, sabato 5 ottobre ritorna, in edizione rimasterizzata (disponibile su tutte le piattaforme streaming e in digital download), anche il primo disco dell'Anonima G. R., intitolato «Noi siamo un gruppo» e inciso nel 1978. Nell'album sono presenti dieci canzoni, quasi tutte in dialetto barese, che traggono la loro ispirazione dalle strade dei quartieri popolari, tra storie semplici (ma profonde) degli ultimi, degli emarginati, delle morti sul lavoro, della onnipresente malavita. Alternate da brani la cui satira tagliente fa emergere, in chiave anche comica, le contraddizioni, i sogni, le illusioni e le delusioni della parte più cospicua della popolazione, in una società sempre e ancora troppo matrigna e distratta. Sin dal suo esordio, l’Anonima G. R. era già alla ricerca di nuove forme di creatività musicale, con testi capaci di dare maggiore spazio all’introspezione, per dare più valore ai sentimenti umani, come in una sorta di risveglio delle coscienze. Le dieci canzoni sono state scritte prevalentemente da Dante Marmone, Nicola traversa e Duccio Ceglie, cantate insieme a Tiziana Schiavarelli, Pinuccio Sinisi e Carla Traversa. La pubblicazione discografica, restaurata, è stata curata da Tommy Cavalieri, della Sorriso Edizioni Musicali e rilasciata su etichetta C&M, marchio storico della stessa casa editrice.
È un'occasione davvero straordinaria, dunque, che l'Anonima G. R. ha fortemente voluto organizzare per festeggiare quarantacinque anni di attività. La Compagnia barese di teatro di ricerca è nata nel 1974, e non ha mai dismesso la vocazione di sperimentare nuove forme espressive, nell’ambito del teatro popolare. Sin dal suo esordio, l'Anonima G. R., formata da giovanissimi attori, autori, pittori e musicisti, si assunse l’onere di andare oltre gli schemi teatrali, ai quali si rifaceva buona parte del teatro popolare italiano, puntando molto sull’innovazione del linguaggio (con la lingua italiana scandagliata nella sua radice), su una drammaturgia che nasceva dal basso, dal contatto con la gente. E sull’utilizzo dei personaggi, che, alla maniera della Commedia dell’Arte, diventavano maschere del nostro tempo. Il primo spettacolo realizzato fu proprio “La Bbedda Chembagnì” (La Bella Compagnia), scritto, diretto e musicato dal Collettivo. La pièce, nata da un lungo periodo di ricerca, non si rifaceva al tipico mondo popolare dei vicoli dei centri storici baresi, ma puntava l’attenzione sui nuovi grandi quartieri popolari, lontani dalla città: il San Paolo o Japigia, per esempio, in cui veniva stipata gente sradicata dalla città vecchia, che così perdeva la propria memoria storica e identità urbana, atomizzandosi in quei casermoni tutti uguali. Da una vita orizzontale, sulle stradine, a stretto contatto, e quasi parentale con gli altri, si passava ad una vita verticale nei nuovi palazzoni, che isolava e cancellava le abitudini di sempre.
Nel 1976 è stato decisivo per la compagnia l'incontro con Cosimo Cinieri, grande attore ed autore, sviluppatosi nel teatro sperimentale degli anni Sessanta, nelle “Cantine Romane”. Affascinato dalla teatralità creata dalla compagnia barese, Cinieri decise di collaborare, importando l’Anonima G. R. a Roma, al teatro Alberico, all’epoca spazio di punta del teatro di ricerca e sperimentazione, animato da personaggi come Leo De Berardinis, Bruno Mazzali, Memè Perlini, Donato Sannini, e tanti altri talenti del nuovo teatro che dilagava nel resto d’Italia.
A Roma, “La Bbedda Chembagnì” riscosse un successo straordinario, richiamando l’attenzione di grandi critici e personalità della cultura: Italo Moscati, Nicola Garrone, Dacia Maraini, Angelo Maria Ripellino, Cesare Zavattini. Tutti scrissero recensioni molto lusinghiere sulla compagnia, riconoscendone un ruolo innovatore nel panorama del teatro italiano. Fu dunque in quegli anni che la critica romana definì il progetto dell’Anonima G. R., «teatro popolare metropolitano»: si sanciva l’uscita dal folclore, e dalle sdolcinate scenette popolari, lasciando il passo al verismo di testi contemporanei, pregni di contenuti sociali, con una satira tagliente e surreale. Tanto che Dacia Maraini, in una recensione su Panorama, scrisse: «...Ma non si creda che questo sia uno spettacolo spontaneo, perché, al contrario, è mediato intellettualmente». Una teatralità, cioè, che immetteva il virus del dubbio e dell’autocritica, al secolarizzato mondo popolare.
Da allora tantissime sono state le occasioni che hanno permesso alla Compagnia barese di esportare su importanti palcoscenici italiani ed europei i propri spettacoli, avendo sempre riscontri positivi, contribuendo all’innovazione e all’arricchimento del repertorio teatrale pugliese.

 

 
 

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