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 Redazione di Bari
 
Immagine: © Egidio Magnani

Bari - Al teatro Abeliano Vito Signorile celebra “La Chemmedie de Dande veldat’ a la barese” di Gaetano Savelli

14/10/2021

Trascorsi ben 700 anni dalla morte del Poeta Dante Alighieri, il teatro Abeliano di Bari, con il suo direttore artistico Vito Signorile, ha voluto celebrare l'autore fiorentino con la presentazione del volume “La Chemmedie de Dande veldat’ a la barese” ovvero ‘La Commedia di Dante tradotta alla barese’.

Scritta dal poeta dialettale e in lingua, Gaetano Savelli, edita da Savarese dal 1971 al 1973, altro non è che un’opera letteraria riproposta nel dialetto barese (quella lingua parlata nelle vie di Bari Vecchia). Un compito difficile, poiché trattasi di un dialetto che ha una carenza lessicale e non codificata, ma che permette di intuire il lavoro immane che dovette intraprendere Savelli per "abbellire" la lingua di Dante al nostro vernacolo.

Un impegno a cui il poeta dialettale dedicò tutta la vita per consegnare la sua opera alla gente e che rappresenta una identità pugliese e meridionale.

Alla morte di Savelli anche l’opera sparì dalla circolazione, si pensi che ne rimasero solo due copie e a scoprirle fu proprio Vito Signorile, il quale la descrive come "un’opera che ha segnato la mia vita”.

Da qui nasce il progetto di ripubblicare e ridare alle stampe questo lavoro letterario; un'idea coraggiosa da cui non si è sottratta Carla Palone, della Casa Editrice Gelsorosso.

Un libro di 620 pagine, perfezionato anche dalle tavole disegnate dall’artista barese Michele Damiani.

Alla serata presentata da Annamaria Minunno sono intervenuti il dott. Lino Patruno, il prof. Daniele Maria Pegorari, il prof. Aldo Luisi e il prof. Nicola Cutino.

Interessante e molto apprezzata l'intervento del prof. Luisi che ha esordito spiegando che Dante si trovò a scrivere in volgare perché non conosceva bene il latino ma in compenso aveva il possesso della lingua fiorentina. Fu anche ammonito da Francesco Petrarca per questa sua carenza poiché sosteneva che scrivere in latino era il solo modo di poter far conoscere le sue opere ai posteri. Niente di più errato.
In tutti i lavori di Dante si può rilevare che la Musa che lo accompagna è racchiusa in una sola parola “Amore”.
Nei 14233 versi della Divina Commedia non è solo un verbo ma appare predominante anche come soggetto “Amor che move il sol e le altre stelle”.
E’ questa la forza e l'universalità del messaggio dantesco.

Per il prof. Pegorari quest’opera monumentale di 50 anni fa è fondamentale perché fotografa la storia del nostro dialetto e si evidenzia la maturazione della lingua letterale. Nel 1900 i dialetti diventano materiali di sperimentazioni altamente plasmabili.

A Vito Signorile, Annamaria Minunno ha chiesto “perché prenderti cura di questo libro?”
“Tutto quello che faccio lo faccio da attore e da una spinta emotiva- spiega Signorile - Quando ho incontrato la prime poesie di Savelli e poi l’autore mi sono incuriosito e poi innamorato del lavoro della Divina Commedia.
Ho avuto il piacere di leggere nelle piazze e sui sagrati delle chiese alcuni passi., mi era parsa all'inizio un'operazione azzardata, ma quando ho visto che il pubblico ascoltava interessato e si emozionava, beh questo è stato lo stimolo decisivo ”.

Signorile spiega come Savelli si è accostato in maniera reverenziale alla Divina Commedia ma allo stesso tempo ha trovato difficoltà nel tradurre quest’opera, e ha dovuto fare i salti mortali per restare fedele alla costruzione della frase, rispettando le rime.

Lo può ben capire l’attore barese che si è avventurato nel tradurre in vernacolo U Prengepine, traduzione in barese de Il Piccolo Principe, e Pinòcchie, traduzione del capolavoro di Collodi.
La serata ha visto la proiezione con Vito Signorile che interpreta tre canti de “La Chemmedie de Dande veldat’ contestualizzati nei luoghi per meglio rappresentarli:
- l’Inferno negli ipogei ,nelle grotte e nella Bari sotterranea;
- Il Paradiso negli orti botanici dove piante e fiori fanno da sfondo;
- ultimo è il Purgatorio, più difficile rappresentare, secondo l'attore lo stiamo vivendo nei giorni nostri e così propone le immagini di una Terra devastata dalle forza della natura ma anche dall’incuria degli uomini.

Vito Signorile sta comunque pensando di completare questo lavoro con un audio lettura, per farci intendere che ci sono tanti modi per raccontare e amare la Divina Commedia.

Anna DeMarzo

 

 
 

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