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 Redazione di Bari
 
Immagine: © Anna Furlan

Bari - Simonetta Agnello Hornby e il suo nuovo romanzo: 'Vento scomposto'

02/05/2009

Simonetta Agnello Hornby, la scrittrice palermitana residente a Londra, nota per le sue ambientazioni siciliane, lascia l’isola delle sue origini per raccontare la sua attività decennale di avvocato specializzato nel diritto di famiglia e dei minori.

Lo fa nel suo nuovo romanzo: “Vento scomposto”, edito Feltrinelli, in cui indaga con coraggio l’ambiguità insita in ogni accusa di abuso e porta alla luce ragionamenti e convinzioni di chi è incaricato di proteggere i minori e appurare la verità.

Un legal thriller di gran classe; la vicenda giudiziaria è incalzante, ma è anche una porta che si spalanca sull’Inghilterra degli anni ruggenti della finanza (appena ieri) con quell’elitè di giovani operatori della city baciati da ricchezze enormi e, dalla parte opposta, gli sfortunati, quelli che nel quartiere di Brixton, ruotano attorno ai servizi sociali.

E in “Vento scomposto” i due mondi si incontrano . E di li a poco, Mike Pitt, finanziere milionario, si trova imputato, come uno qualunque, di abuso sulla figlia. E forzato, come se fosse un londinese dei sobborghi o dei bassifondi, a rivolgersi non ai lussuosi studi legali cui è abituato, ma a un avvocato uso a trattare coi servizi sociali e, se necessario, in grado di battersi con essi, Steve Booth : è costretto a presentarsi nell'ufficio di questi, a Brixton, dove passano bianchi e neri, donne maltrattate, genitori a cui è stata levata la potestà, minori da tutelare.

La vicenda raggiunge il massimo della suspense nelle pagine dedicate al dibattito in aula. Mike Pitt, d'altronde, non è un innocente a tutto tondo, sniffa coca, guadagna quattrini con una facilità che ha in sè qualcosa di colpevole, li usa come se potessero comprare tutto. E questa sottile"perversione" del personaggio è uno dei punti di forza del racconto. Romanzo decisamente convincente e, l'avvocato Steve Booth, ha tutte le carte in regola per diventare un eroe seriale. Durante la presentazione negli spazi della libreria Feltrinelli, lo scorso mese, abbiamo scambiato due parole con la scrittrice per indagare sulla sua scrittura, per conoscerla meglio e per sapere di più sul nuovo romanzo.

Dott.ssa Agnello Hornby partiamo dal titolo del suo nuovo romanzo: “Vento scomposto” che si discosta da quello originale inglese: “There is nothing wrong with Lucy”.

Per chi non conosce il libro preferisco cominciare dall’inizio. Ho scritto tre libri sulla Sicilia (La Mennulara 2002, La zia Marchese 2004, Boccamurata 2007 n.d.r.) e questo mi rende entusiasta ed appagata ma in questi anni, mi ero resa conto che volevo scrivere un libro sulla mia vita degli ultimi quarant’anni trascorsi in Inghilterra. “Vento scomposto” è un libro ispirato alla storia dei miei clienti, per cui c’è molto di autobiografico e non, anche se non ho inventato niente, ho tratto fatti veri rendendoli romanzati.

Se ho scritto il libro in inglese è perché il mio lavoro è in Inghilterra, pertanto le carte, le documentazioni sono tutte in inglese; certo il libro in italiano l’ho dovuto quasi completamente riscrivere. E in tutte le lingue ci sono dei titoli delle frasi che non possono essere tradotte, in inglese “There is nothing wrong with lucy” che significa “non c’è nulla che non vada bene con Lucy”, non si può dire, si potrebbe dire: “Lucy sta benissimo” ma non rende invece in italiano. Questo titolo, “Vento Scomposto”, sinceramente me lo ha dato la mia mamma. Una madre ormai anziana che ricorda poco, però ricorda le cose antiche come stendere gli indumenti in campagna.

E mi ricordo quando c’era vento e le robe si avvolgevano sui fili diceva: “che ventaccio scomposto. Che vento scomposto”. Quindi è un titolo dato da mia madre. Però rendo omaggio, sempre alla mia terra, raccontando tre scene girate in Sicilia: Siracusa, Etna e Taormina, però è un libro inglese.

Ha presentato il romanzo a Roma alla presenza di Andrea Camilleri, suo concittadino, cosa le ha detto il “maestro”?

Sono devota a Camilleri ed è l’unico, di quelli che mi presentano, che scrive ancora a macchina. Camilleri ha parlato della tecnica giornalistica dello scrivere e della struttura del libro. Sinceramente non me lo ha detto se gli è piaciuto ma penso che gli sia piaciuto, non è il tipo che fa complimenti, ha semplicemente analizzato il romanzo con la sua mente acuta. Ha esaminato il fatto che sia un libro di grande suspense dicendo che secondo lui non è un legal thriller, La casa editrice Feltrinelli l’ha definito così, forse è uno dei modi di definire questo genere di libri, certo è che sia un libro legal.

Secondo me è un giallo. Il mio libro è una critica del sistema e di come è stata attuata la bellissima riforma inglese del Children Children’s Act del 1989, una legge ammirata in tutto il mondo e spesso imitata, secondo cui un minore che subisca degli abusi ha diritto alla nomina di un avvocato a spese dello Stato, proprio come un adulto. Un sistema pensato per elevare i livelli di tutela riservata ai bambini, ma che ha finito per creare una burocrazia elefantiaca e macchinosa, fatta di assistenti sociali demotivati, cinici avvocati e psicologi incompetenti. Pertanto è diventata un disastro, giungendo ad errori giudiziari paurosi. Errori che avvengono ovunque. Rispetto all’Italia abbiamo una quantità di assistenti sociali cosa che in Italia ce solo nelle adozioni, in Inghilterra c’è un sistema più sviluppato, migliore. Certo, se gli errori avvengono lo stesso, non dimentichiamo che dietro ci sono sempre gli umani.

Il suo libro vuol anche essere un j’accuse contro la giurisprudenza italiana?

Non punto nessun dito sugli italiani, non lo potrei fare mai, perché non ho mai esercitato nel vostro paese. La gente mi fa tante domande sull’Italia, Camilleri ha fatto dei commenti , io rifiuto perché cadrei nell’errore di cui critico gli altri.

Passiamo alla “dedica”posta nelle prime pagine, cita l’ “Ecclesiaste” perché?

Le strofe parlano del vento che gira, segue il vento che cambia da nord a sud ad est per poi riprendere il suo percorso. Il messaggio che do’, e glielo dico in siciliano: “gira e volta terria e siamo sempre gli stessi”. Certo le mie ecclesiaste sono un po’ più semplici ma in fondo la natura umana non è cambiata.

Incuriosisce la contrapposizione fra due quartieri: povero e ricco.

È stato per caso, volevo parlare di una storia realmente accaduta, cioè di quanto i ricchi possano essere svantaggiati nel modo in cui sono trattati dai servizi sociali, i quali sono abituati ai poveri. Della causa di cui parlo ci sono state quattro udienze, se fosse stata una causa con l’assistenza legale pagata dalla Stato mi sarei dovuta limitare a due, perché non ci pagano per andare in tribunale quando lo vuole il cliente. E ho voluto rimarcare come queste forme di ingiustizia accadono anche ai ricchi e da qui far capire come in alcune circostanze siamo tutti uguali.

Lei descrive il personaggio di Mike Pitt come una persona abbietta: sniffa coca, pare che faccia un giro sporco di soldi.

Una domanda interessante, quando uno crea un personaggio se non crea un legal thriller deve riempirlo in qualche modo. Tutti i personaggi hanno delle loro caratteristiche, e Mike è un uomo sgradevole, ricco che fa tante cose sgradevoli, e secondo me proprio per questo rischia di più, in quanto sia l’avvocato che chi è in contatto con lui sono più propensi a pensare che sia colpevole, per cose che comunque non sono completamente connesse con un abuso.

Qualche fan rimpiange i suoi libri passati, e in questo libro considerano la sua scrittura fredda e molto inglese.


Capisco che molti si sono abituati a leggermi in storie siciliane e si aspettano ancora storie sulla mia terra. Però a questi fans ho il dovere di dir loro che s non sono una che ha vissuto tutta la vita in Sicilia, i miei precedenti libri riguardavano una parte della mia vita, ora mi cimento nel raccontare la seconda parte, e appartiene ai miei anni in Inghilterra. Che la scrittura sia diversa, non so, ho cercato di scrivere nel solito modo, che è piuttosto freddo e distaccato, né ho notato che l’abbia scritto in modo diverso, poi ogni lettore ha ragione.

Anna Furlan

 

 
 

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