|
30/09/09
Immagine: © Egidio Magnani
Bari - La prima esibizione de 'Il sogno di Galileo' di Federico Bonetti Amendola un successo … spaziale
Giusto 400 anni, Galileo Galilei, innalzò il suo cannocchiale verso la volta celeste, non immaginando che avrebbe spalancato a tutta l’umanità un nuovo mondo e rivoluzionato l’astronomia all’ora conosciuta, divenendo il padre della scienza moderna.
Un ruolo che a dispetto della sua mente aperta che non aveva limiti, lo avrebbe rinchiuso per il resto della sua vita tra quattro mura, perché lui profondamente credente, abiurò poiché condannato come eretico dalla Chiesa Cattolica, ed imprigionato anche a causa della sua cecità non riuscì più a veder le stelle.
Dopo 400 anni un “mea culpa” da parte della Chiesa e in onore di Galileo, e della sua invenzione del cannocchiale, il 2009 è stato proclamato dall’ONU ‘Anno Internazionale del’Astronomia’.
A Bari, il Dipartimento Interuniversitario di Fisica “Michelangelo Merlin”, dalla Sezione INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) di Bari e dal Distretto di Informazione Scientifica e Tecnologica (DISTI), organismo fondato dalla giornalista scientifica Elisabetta Durante, per onorare il padre della scienza moderna, hanno promosso un concerto, una prima assoluta “Il sogno di Galileo”, un’azione musicale del maestro romano Federico Bonetti Amendola, su libretto scritto a quattro mani dallo stesso autore insieme al regista e produttore inglese Adam Pollock.
Il concerto si è tenuto ieri sera, nella Basilica di San Nicola, riconosciuto come il luogo della disponibilità al dialogo tra culture, il tutto come a voler concretizzare una riconciliazione, tra Galileo e la Chiesa, rendendo l’ esibizione unica, emozionante e toccante.
Una cattedrale gremita, un parterre rilevante di personaggi del mondo scientifico, ma tanti i baresi che vi hanno preso parte con grande partecipazione.
L’azione musicale ‘Il sogno di Galileo’ è stata una versione con un organico cameristico completo dell’Orchestra Sinfonica del Lario, diretta dal M° Pierangelo Gelmini, con l’inserimento di quattro brevi interludi vocali eseguiti dall’Ensemble dell’Ateneo barese “Il Dodicino” Associazione Harmonia, diretto da Antonella Arnese.
A completare l’azione musicale la drammaturgia del racconto di un uomo di oggi, chiamato G., interpretato dall’attore Rocco Capri Chiumarulo, che sembra scorrere parallelamente a quella di uomo di ieri, per l’appunto Galileo, un Galileo inventato, interpretato dalla chiara e bella voce del baritono, Giuseppe Naviglio.
Il G. di oggi, scrive alla figlia del nuovo lavoro che deve intraprende, quello di descrivere un grandioso personaggio, lo scienziato Galileo Galilei. Ma è incerto perché non sa se basarsi sugli scritti dello scienziato come il :Testo dell’Abiura, Lunare Corpus, Aenigma lunare, o descrivere l’uomo. Uomo che per lui è una rivelazione e che man mano scopre attraverso le lettere della figlia Virginia Galileo (suor Maria Celeste) al padre.
Un Galileo inedito, un Galileo privo di protezione, un uomo più che uno scienziato, tanto che le loro vite sembrano intrecciarsi.
I personaggi di G. e Galileo, anche se con un gap di 400 anni, non sono due persone tanto diverse, anzi hanno delle analogie, delle affinità. Diventa così la storia di due uomini con le loro conflittualità, i loro problemi di salute e li accomuna anche il rapporto epistolare che hanno come padri con la propria figlia, nel momento di maggior bisogno.
Un lavoro, bello, moderno dove il momento saliente è quello in cui il personaggio narrante introduce l’ascolto del brano “Pulsar 0833-45”, composizione basata sul suono di una Pulsar registrato da radiotelescopio.
Nemmeno lo stesso Galileo avrebbe mai immaginato che le stelle che osservava in silenzio religioso, avessero una voce.
Lo spettacolo si protraeva anche all’esterno del piazzale della Basilica di San Nicola, dove alcuni potenti telescopi , messi a disposizione dall’Associazione Astrofili ‘Cielo Stellato’ hanno consentito ai profani, l’osservazione astronomica sia della Luna e poter contemplare con un occhio diverso i suoi mari e i suoi crateri, e sia del pianeta Giove e dei suoi quattro principali satelliti scoperti proprio da Galileo (Io, Europa, Ganimede e Callisto).
Anna deMarzo
|