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 Redazione di Bari
 
Immagine: © Egidio Magnani

Bari - Inail e Scuola, Vendola: i morti sul lavoro sono dei delitti sociali

05/06/2013


“Vorrei esprimere una forte ammirazione nei vostri confronti, per il lavoro che avete fatto”.


Così il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola partecipando questa mattina, insieme all’Assessore alle Politiche per la Salute Elena Gentile alla cerimonia conclusiva del percorso “Dal Palcoscenico alla Realtà. A scuola di prevenzione”. Nel corso dell’evento, che si è svolto a Bari presso l’Auditorium del Liceo Scientifico “G. Salvemini”, sono stati premiati i progetti vincitori del percorso formativo promosso dalla Regione Puglia/Assessorato alle politiche della Salute e dall’INAIL, con il Teatro Kismet Opera e con la collaborazione dell’Ufficio Scolastico Regionale.

“Novecentomila persone – ha spiegato Vendola – ogni anno in Italia sono vittime di incidenti sul lavoro, circa quindicimila restano permanentemente invalidate e circa mille perdono la vita. Sono le proporzioni di una guerra. Tutto questo non è naturale, non è fisiologico, non è accettabile”.

Secondo Vendola “bisogna avere la capacità di studiare con attenzione quali sono le ragioni che producono in maniera così diffusa il rischio della vita e quelle attività che servono a sostenere la vita: si lavora per vivere, non è possibile rischiare la vita lavorando”.

“Io credo – ha proseguito il Presidente della Regione Puglia – che è molto utile l’analisi differenziata dei problemi: c’è l’incidente nell’industria, l’incidente nelle campagne e nell’edilizia. Dobbiamo riuscire a capire segmento per segmento dei nostri comparti economici quali siano le ragioni degli incidenti”.

Secondo Vendola, “il primo punto è la non conoscenza dei pericoli, soprattutto per chi ha un contratto di lavoro precario, la mancata educazione al controllo dei luoghi e alla cognizione dei pericoli determina molti incidenti sul lavoro”.

È, comunque l’edilizia il comparto dove si verificano maggiori incidenti sul lavoro, “cascare dalle impalcature di un cantiere edile – ha evidenziato Vendola – è facile, soprattutto quando non vengono rispettate le misure elementari di sicurezza. La morte sull’edilizia ha a che fare anche con una certa modalità, un po’ piratesca, di alcune parti del sistema d’impresa di lavorare facendo violare norme fondamentali di sicurezza”.

“Anche nelle campagne – ha continuato il Presidente – i caporali determinano una condizione di mancanza di diritti fondamentali. Si muore perché nei piccoli pullman non c’è nessun controllo, si muore per tante ragioni. Tanti lavoratori stranieri si sono ammalati perché fino a qualche anno fa non avevano accesso all’acqua potabile”.

“Queste morti – ha proseguito Vendola – non possono essere considerate alla stregua di incidenti: gli incidenti sul lavoro sono dei delitti sociali, delitti di un modello di svalutazione della vita umana. Per questo voi, che state facendo un percorso di formazione nelle scuole e che tra poco vi affaccerete al mercato del lavoro, fate bene ad educarvi a come poter contrastare e criticare il lavoro che fa rischiare la vita. Non è giusto, non è accettabile. Se un’intera generazione prende coscienza di questo noi, forse, possiamo voltar pagina”.

“Attenti! – ha messo in guardia Vendola, concludendo il suo intervento – siccome il lavoro è poco, questa diventa la giustificazione per cui va bene qualunque occupazione, anche quella che ti fa rischiare di rompere l’osso del collo. Non è accettabile. Una società la puoi giudicare dalla qualità del lavoro, dalla qualità dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Ribellarci a questo fenomeno è importante, non con le chiacchiere. La scuola oggi è la chiave per salvarci: noi siamo quasi affogati in un mare d’incertezze e d’inquietudini, anche perché la scuola è stata in questi decenni marginalizzata. La tv commerciale è salita in cattedra e ha preso il posto dei nostri vecchi educatori. Noi, invece, dobbiamo sforzarci di restituire alla scuola questo ruolo fondamentale che è quello di accompagnarci a diventare cittadini”.

L’Assessore Gentile ha ribadito il lavoro fatto in questi anni “noi non abbiamo lasciate sole le famiglie – ha detto. In questa regione, unica in Italia, noi accompagniamo chi resta: le mogli, qualche volta i mariti, ma soprattutto le bambine e i bambini li accompagniamo fino alla maggiore età. Abbiamo deciso, tre anni fa, di costituirci parte civile in tutti i processi per incidenti mortali sul lavoro. Penso che questo sia il messaggio più vero e più autentico che le istituzioni oggi possano lanciare alle nuove generazioni: la cultura della qualità del lavoro, la sua sicurezza, ma anche la vicinanza a chi rimane a chi è vittima indirettamente della cattiva cultura dell’impresa e dell’industria”.

 

 
 

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